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Fava larga sgusciata di Leonforte 250 g
kore siciliæ

Fava larga sgusciata di Leonforte 250 g

Kore Siciliæ · Leonforte

Fava larga di Leonforte già sgusciata, pronta per zuppe e macco.

  • Fava larga di Leonforte sgusciata
  • Pronta per la cottura
  • Coltivazione del territorio
Il marchio unico dei prodotti agroalimentari del territorio ennese.
Categoria
Legumi
Comune
Leonforte
€ 6,70

Descrizione

La fava larga di Leonforte già sgusciata: comoda e veloce, mantiene tutto il sapore del legume tradizionale.

Perfetta per il macco e per zuppe cremose.

Etichetta

Ingredienti, allergeni e valori nutrizionali

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info@koresiciliae.it+39 0935 20444

Storia e territorio

La Fava larga di Leonforte

Racconta Diogene Laerzio che Pitagora, inseguito dai suoi avversari, si trovò davanti a un campo di fave. Dovendo scegliere se calpestarlo o farsi catturare e uccidere, scelse la seconda ipotesi. Aveva orrore delle fave: vedeva nella macchia nera sul fiore bianco il marchio di proprietà delle divinità infernali e considerava lo stelo cavo della pianta uno strumento di comunicazione con il regno dei morti. Fin dal tempo dei faraoni egizi, quel seme che riproduceva tanto i genitali maschili quanto quelli femminili rendeva le fave equivoche, impudiche e generatrici di disordine mentale. Socrate asseriva che Ercole ne andava ghiotto, ma avvertiva i comuni mortali che mangiarne impediva la ricerca della verità.

Nell’antica Roma le fave furono rivalutate come “carne dei poveri”: nutrienti e poco costose, nutrivano atleti e popolani, militari, contadini e gladiatori. Col commercio di fave si arricchirono molte famiglie, prima fra tutte quella dei Fabii, che prese nome proprio dal prezioso legume. In solenni occasioni venivano lanciate alla folla in segno beneaugurante, e il Senato romano votava mettendo nell’urna fave nere per esprimere dissenso o fave bianche per dichiararsi “favorevole”.

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Da tempo immemorabile i contadini ennesi dicono “a favata cummatti c’a mal’annata”: in effetti le fave essiccate sono una scorta indispensabile per far fronte ai periodi di scarsità di cibo e, seminate in rotazione al grano duro, permettono di arricchire il terreno di azoto, elemento di cui il frumento è vorace consumatore. La varietà più pregiata è la “Fava larga di Leonforte”, detta anche “Fava Turca”, unica nel Mediterraneo per le eccezionali dimensioni e apprezzata per la sua conservabilità, facilità di cottura e “burrosità”.

Oltre che a Leonforte, si raccoglie a fine marzo anche ad Assoro, Nissoria, Enna e Calascibetta, dove fino a cinquant’anni fa rappresentava un’importante fonte di reddito per i coltivatori locali. Poi venne dimenticata, per essere rivalutata negli ultimi anni grazie a un gruppo di ostinati produttori-custodi che hanno recuperato i vecchi semi e le antiche tecniche manuali. Il suo valore gastronomico è frutto principalmente della particolare natura e struttura dei terreni e del mite clima leonfortino, in cui le precipitazioni sono concentrate in autunno-inverno e quasi assenti d’estate.

Testi tratti dalle schede storico-identitarie e nutraceutiche realizzate da esperti per il consorzio.

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