koresiciliæ
Sapone solido artigianale 100% olio d'oliva
kore siciliæ

Sapone solido artigianale 100% olio d'oliva

Kore Siciliæ · Enna

Sapone solido artigianale prodotto con olio d'oliva al 100%.

  • Artigianale al 100% olio d'oliva
  • Tre soli ingredienti
  • Prodotto in Sicilia
Il marchio unico dei prodotti agroalimentari del territorio ennese.
Categoria
Cosmesi naturale
Comune
Enna
€ 6,00

Descrizione

Un sapone solido artigianale fatto con tre soli ingredienti: olio d'oliva, acqua e soda.

Un gesto semplice per la cura quotidiana.

Etichetta

Denominazione
Sapone al 100% olio d’oliva
Ingredienti
Olea Europaea oil*, aqua, sodium hydroxide. *Agricoltura biologica.
Quantità netta
100 g
Produzione
Prodotto e confezionato da REA 68121, stabilimento di via Pasquasia snc, Assoro (EN).

Storia e territorio

L’ulivo, tra mito e storia

Il mito greco racconta che il primo ulivo fu “creato” da Atena sull’acropoli ateniese come risposta a una sfida con Poseidone. La pianta divenne da allora simbolo di prosperità e pace per chiunque la coltivasse; per questa ragione chiunque avesse osato tagliarne o sradicarne una veniva punito con l’esilio a vita. Leggenda vuole che il primo ulivo piantato in Sicilia fu opera di Aristeo, figlio di Apollo, durante uno dei suoi ripetuti soggiorni nell’Isola; a lui si fa risalire anche l’invenzione della mola olearia e del torchio a leva.

Fuori dal mito, la pianta pare sia giunta in Sicilia nell’VIII secolo a.C. con la fondazione fenicio-punica dei porti commerciali (emporia) di Mothia, Sòlunto e Zyz (Palermo). Nel IV secolo a.C. la ricca polis siculo-greca di Morgantina, oggi nel territorio ennese di Aidone, non solo ricavava ampi profitti dall’olio che produceva, ma costruiva frantoi nelle abitazioni private e affiancava al culto della dea Atena quello di una divinità olearia: una grande giara olearia conservata nel Museo archeologico di Aidone reca scritto IEROS (sacro) EILALINOY (al Dio dell’Olio).

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I romani del II e I secolo a.C. si adoperarono per promuovere la messa a dimora degli ulivi nelle regioni del centro e del nord Europa, chiedendo il pagamento di parte dei tributi in olio; accadde così che grandi estensioni di uliveti nel sud Italia furono quasi abbandonate, a tutto vantaggio dei produttori nordafricani e dell’Asia Minore. Va detto però che gli stessi romani introdussero sostanziali miglioramenti nelle tecniche e negli strumenti per la molitura delle olive e la conservazione dell’olio.

Nel Medioevo l’uliveto siciliano ebbe nuova vita grazie agli arabi, e ancora oggi risuonano nei dialetti locali alcuni termini d’origine araba come giarra (recipiente per l’olio), burnia (vaso d’argilla per le olive), coffa (corda intrecciata in cui deporre la pasta d’olive da torchiare), tumminu (recipiente di capacità per le olive). Notevole fu anche il contributo dei monasteri benedettini, che si sforzarono di diffondere razionali pratiche agronomiche e di dare impulso alla diffusione dei frantoi.

L’attenzione del territorio per l’olivo si riflette anche nell’istituzione, sul lago di Pergusa, del “Campo Internazionale di raccolta e di conservazione del Germoplasma di ulivo” proveniente dalle diverse aree olivetate del pianeta.

Testi tratti dalle schede storico-identitarie e nutraceutiche realizzate da esperti per il consorzio.

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