Cosa fare a Enna e dintorni

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Mater Ecclesiae

Storie
Ricca di opere d’arte e denari, grandiosa per spazi e articolazione liturgica: tre grandiose navate con archi acuti e capitelli, basi e colonne in gesso alabastrino e copertura della navata principale in cassettoni in legno con grandiose sculture di grifoni e angeli
 
È abbastanza usuale che i viaggiatori curiosi, quando arrivano nelle città, ne vogliano visitare la cattedrale. Anche quando arrivi a Enna, quasi mille metri sul livello del mare, il capoluogo di provincia più alto d’Italia, ti aspetti di trovare la cattedrale. E invece no, la città non ha la cattedrale. Perché con il riordino settecentesco delle sedi vescovili siciliane Enna non viene eletta diocesi e la chiesa madre tale resterà, non sarà mai cattedrale. È bellissima ugualmente e la sua storia si ricollega alla riconquista normanna della Sicilia e a quella di un’altra cattedrale, quella di Troina, estremo nord della provincia, prima roccaforte musulmana riconquistata, dove viene infatti eretta la prima cattedrale che resterà tale sino ai nostri giorni.
La chiesa Madre ennese, invece, fu innalzata al posto di una preesistente a pianta centrale, devastata nel 1400 da un incendio e di cui probabilmente conserva ancora gli elementi del transetto, quando nel 1412 la città di Enna fu dedicata alla Madonna della Visitazione.
Ricca di opere d’arte e denari, grandiosa per spazi e articolazione liturgica: tre grandiose navate con archi acuti e capitelli, basi e colonne in gesso alabastrino e copertura della navata principale in cassettoni in legno con grandiose sculture di grifoni e angeli; un grandioso portale decorato e dotato di “nave” per l’organo e, di fronte, il coro e pulpito in marmi chiari. Alla base delle colonne dell’arco trionfale quattro sculture riproducenti il volto di mori, schiavi posti a custodia della parte della chiesa riservata al clero. Sin dalla sua ricostruzione vi operarono maestranze importanti come i Gagini, famiglia di scultori svizzeri trapiantata a Palermo che ha lasciato in tutta la Sicilia pregevolissime testimonianze artistiche.
Visitare oggi la chiesa Madre è come entrare in un museo, per la complessità dell’architettura e, allo stesso tempo, per l’importanza e la ricchezza delle opere d’arte che custodisce. Dalla cosiddetta “nave d’oro”, tabernacolo in cui viene collocata la statua della Madonna della Visitazione, alla collezione di grandi tele alcune delle quali attribuite ai caravaggeschi Filippo Paladini e Vincenzo Roggeri e al settecentesco Guglielmo Borremans. Nella sacrestia, la sala del “casciarizzo”, complessa macchina destinata alla conservazione dei tessuti e paramenti sacri a cui si affiancano tele di Pietro Novelli. Accompagnati da una delle guide autorizzate di Kore Siciliae, la visita suggerisce sguardi e punti di vista particolarmente originali.
Sarebbe un completamento straordinario dell’ideale percorso museale poter ammirare il “tesoro della Madonna”, oggi purtroppo non visibile, costituito da oggetti devozionali in argento e da una collezione di oreficeria, con pendenti, collane, bracciali, un pettorale a forma di pellicano, e due corone destinate alla Madonna e al bambino che vengono esposte durante la processione del 2 luglio. Molti degli oggetti provengono da potenti famiglie latifondiste siciliane che, a volte, li davano in pegno in cambio di prestiti.
Come molte altre chiese nel latifondo cerealicolo, la chiesa Madre di Enna diviene rilevante proprio per la politica agricola e la dinamica dei latifondi e mantiene nei secoli un ruolo centrale nella vita religiosa e sociale della città: attorno ad essa oggi si svolge la processione del Venerdì Santo, in cui sfilano in costume circa duemila confrati delle 16 confraternite datate sin dall’età normanna, così come da essa e in essa si concludono i festeggiamenti in onore della patrona.
Se volete ammirare queste due meravigliose feste da un punto di osservazione unico o se, semplicemente, volete alloggiare in un posto pieno di fascino, fermatevi alla Dimora del Duomo, uno dei luoghi di accoglienza più belli della città, proprio accanto alla chiesa Madre, dove tutto è targato Kore Siciliae, dal piacere dell’ospitalità di Pamela e Giuseppe ai prodotti identitari che troverete sul carrello della colazione.

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